A PROPOSITO DEL LIBRO DI VITO BIANCO SU CINEMA E RELIGIONE di Pepi Burgio

Difficile rinvenire una citazione posta in esergo che sintetizzi compiutamente lo spirito di un’opera. A dispetto dell’etimo (dal greco, “fuori opera”), esso, l’esergo, è “dentro”, pienamente dentro ad una piccola storia di amicizia, quella fra alcuni di noi, consolidatasi negli anni anche per l’avvertimento costante della seduzione esercitata dell’esperienza religiosa; mai esperita, è vero, se non nell’adolescenza, ma mai affrontata con sufficienza, nonostante i riflessi di una peculiare formazione culturale e politica.
Fuori e dentro il mondo di Vito Bianco, sottotitolo Fede ed esperienza religiosa in alcune opere del cinema europeo, si annuncia così, felicemente, con una frase tratta da un romanzo di Don De Lillo: Non mi piace non essere credente. E’ una cosa che non mi dà pace. Mi conforta che altra gente creda. Neanche a noi piace. Il cinema invece sì, e molto, anch’esso passione mai sopita, buona occorrenza per far tardi la sera.

Dice Saba: Spunta la luna. / Nel viale è ancora /giorno, una sera che rapida cala./ Indifferente gioventù s'allaccia; / sbanda a povere mète. / Ed è il pensiero della morte che, infine, aiuta a vivere.
Va detto grazie a Vito Bianco per questo bel saggio. Almeno per tre motivi: la fluidità di scrittura con cui ricostruisce la “story” dei vari film presi in esame, riverbero di un'educazione letteraria consapevole e matura; la sapienza nell’avere intrecciato questa con un’attenzione scrupolosa alla specificità del linguaggio filmico; capacità di difficile acquisto, quella di decifrare le procedure della “messa in forma”, del controllo dei mezzi espressivi, del tutto assente nell’ordinaria fattura delle recensioni, anche in diverse riviste specializzate. E infine l’adesione sincera, simpatetica, spesso toccante, alla drammaticità dell’esperienza religiosa, descritta in particolare in alcune opere. E se riesce problematico accogliere taluni spunti interpretativi (su Nietzsche, Bresson, Pasolini),nonché, in qualche sporadico caso, un non compiuto discrimine delle confessioni religiose cristiane, siamo ancora una volta riconoscenti all’autore per averci offerto l’occasione di discutere alla libreria S. Paolo, con passione autentica, dei temi evocati nel suo prezioso saggio, in un pomeriggio speciale, infuocato all’orizzonte da un tramonto smagliante, esagerato. E forse anche questo è grazia.

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