LA VIVA VOCE NELLA FASCINAZIONE EDUCATIVA di Pepi Burgio

Io l’ho conosciuto Ivano Dionigi, un pomeriggio di qualche anno fa alla Biblioteca Lucchesiana.   Ricordo ancora il fascino dell’eloquio solenne e l’applauso stizzoso ma affrancatore che gli ho consegnato, quando ha detto ciò che da tempo memorabile viene riproposto da alcune delle nostre migliori intelligenze. Ma invano. Le prediche inutili di Galimberti, Galli della Loggia, Cacciari, Recalcati ed altri vengono sistematicamente ignorate in nome della cosiddetta esigenza della “apertura al territorio”, come recita il mantra degli altri, quelli che intanto hanno stravinto. E quindi ha voglia Galimberti di ripetere fino alla nausea che “è Platone ad insegnarci che si impara per fascinazione perché nell’età dell’adolescenza la mente si apre quando la sfera emotiva è coinvolta. Come ciascuno di noi ricorda di aver studiato con impegno le materie dei professori che ci avevano affascinato e davanti ai quali non si voleva fare brutta figura”.

Deve aver detto qualcosa del genere quella sera il professor Dionigi per suscitare il mio convulso quanto isolato assenso. Dionigi, che è stato rettore dell’Università di Bologna ed è attualmente professore emerito di Lingua e letteratura latina, è parte integrante di un drappello che annovera, lo ricordavo prima, alcune delle figure più prestigiose della cultura italiana: prestigiose e inascoltate, quando ricordano che la scuola rimane al di sotto del proprio compito che è fondamentalmente quello di "suscitare interesse per la vita”.

Penso di non inoltrarmi troppo su versanti polemici se immagino Dionigi colpito da fastidiose eruzioni cutanee quando sente parlare di geostoria, competenze spendibili, alternanza scuola/lavoro, educazione declinata in mille salse o mission di cui la scuola dovrebbe farsi carico. Ha scritto Recalcati ne L’ora di lezione: “La degenerazione docimologica della Scuola riflette il culto feticistico del numero e della quantificazione che è un idolo imperante del nostro tempo”. E ancora: la nuova devozione tecnologico-cognitivista, che ha promosso nuove metodologie dell’apprendimento, ha inoltre comportato “accanimento valutativo, burocratizzazione fatale della funzione dell’insegnante che deve sempre più rispondere alle esigenze dell’istituzione e non a quella degli allievi, declino dell’ora di lezione”.

Ma per fortuna il professor Dionigi vola alto, ed anche nella sua ultima pubblicazione, Benedetta parola. La rivincita del tempo, è possibile reperire una serie di argomenti che appagano e stimolano “l’arcana devozione alle parole”. Fra di esse quella sul carattere ambiguo e duplice della parola e l’elogio della “viva voce”. Alla cura del linguaggio l’autore annette un’importanza nodale, al punto di ritenere la volgarità del nostro tempo speculare all’incuria delle parole. Dionigi, che cita sant’Agostino, pensa che noi uomini del tempo attuale, in fondo, “blateriamo ma siamo muti". È nella scelta illuminante di un versetto dell’Antico Testamento che il professore coglie l’apparire di un orizzonte interpretativo comprendente anche l’Odissea, Eraclito, Gorgia e, in genere, i fondamenti del pensiero antico, i quali, assieme alla sensibilità religiosa giudaico-cristiana, edificano le strutture profonde della civiltà occidentale: “Una parola ha detto Dio, due ne ho udite” (Salmi 62,12). Inoltre, per quanto riguarda l’elogio dell’incontro in presenza, Dionigi, a cui certo non sfugge l’importanza straordinaria della scrittura, cita Seneca, Lettera a Lucillo: “La viva voce e la convivenza ti gioveranno più di un discorso scritto. È necessario, pertanto, che tu venga sul posto”. Attenti però a svilirne il significato e darne una lettura limitata alle contingenze degli ultimi anni. Infatti, subito dopo, vengono posti in maniera incalzante degli interrogativi retorici che così culminano: “Chi può negare che lo studente frequentante acquisisce una sicurezza direi fisiognomica sconosciuta all’autodidatta?”.

È presente nella riflessione dell’autore un’influenza, neanche troppo celata, della fenomenologia di Edmund Husserl, a cominciare dal ricorso ad un termine, cura, che per questa sensibilità filosofica riveste, anche nei suoi riverberi psichiatrici (Ludwig Binswanger) valore concettuale: “Chi non sa che per il paziente terapeutica è non solo la cura prescritta ma anche la cura di cui il medico si fa personalmente carico?”. Il saggio si conclude col ricordo della “lezione profetica” di Alexander Langer, un testimone, dice Dionigi, “che per troppa ansia di verità non ha retto alla prova della vita”. Langer proponeva una nuova triade, che in luogo del motto olimpico citius, altius, fortius (più veloce, più in alto, più forte), aderisse a quello lentius, profundius, suavius (più lentamente, più in profondità, più dolcemente).

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Pressappoco negli stessi giorni in cui Il Mulino mandava in libreria il saggio di Dionigi, Einaudi pubblicava l’ultimo scritto di Massimo Recalcati, La Legge della parola. Radici bibliche della psicoanalisi. Testo ambizioso di grande interesse, propone una lettura del testo biblico di notevole spessore filologico, rivolgendosi con una certa frequenza ad alcune asserzioni di Lacan che potrebbero avviare nuove ipotesi ermeneutiche. Sostiene la tesi che introduce il saggio: al pari del Dio della creazione, che “è sempre un Dio della relazione”, anche la psicoanalisi, soprattutto per la piegatura che le ha impresso Lacan, ha colto “il nesso tra la parola e il suo potere creatore”. Alla stessa maniera del libro della Genesi, Lacan pensa che “non ci sono prima le cose e poi le parole che le nominano, come un pensiero ingenuamente empirista potrebbe credere, piuttosto è la nominazione delle cose che fa esistere le cose”.

La letteratura, che gode del privilegio di svolgere il linguaggio privo degli argini che il concettuale esige, in più di un’occasione, non importa con quale grado di consapevolezza, ha narrato a suo modo qualcosa di simile.

Venezia, primi anni del diciottesimo secolo. Cecilia, sedici anni, abbandonata dalla madre, suona il violino nell’orchestra dell’orfanotrofio. Ma, come è detto nel risvolto di copertina di Stabat Mater, il prezioso romanzo di Tiziano Scarpa, “la musica per lei è un’abitudine come tante, un opaco ripetersi di note”. Un giorno, a rompere la mortifera routine dell’orfanotrofio, arriva un nuovo compositore e insegnante di violino. Il suo magistero illumina gradualmente Cecilia di una luce nuova che le spalanca il mondo: il suo nome è don Antonio Vivaldi. Ben presto le ragazze delle famiglie ricche della città iniziano a frequentare l’orfanotrofio, dove intanto le orfane più talentuose sono state promosse al rango di insegnanti.

 

A lezione l’insegnante, la violinista Lucrezia, ha detto alla giovane ricca di metterci più impeto.

– Più cosa? – ha domandato la ragazza.

– Impeto, impeto.

      – Che cos’è l’impeto?

– La forza.

– Devo spingere con il braccio?

– No, è…

– Così?

Lucrezia è sbottata: - è una forza, sì, ma anche una forza del sentimento, non solo dei muscoli!

– Più passione, dite? – ha domandato la ragazza nobile.

– Come?

– Passione –. Gli occhi della ragazza si sono illuminati. – Quella sensazione di essere trascinati con forza verso qualcuno che sentite di amare, quando una persona vi accende l’animo e tutto va in subbuglio dentro di voi se le state vicino, e un felice marasma vi…

– Basta, basta, non siamo a lezione di grammatica – l’ha interrotta Lucrezia. – Ci servono termini precisi, per ottenere i migliori risultati musicali, il nostro scopo non è sondare le capziose sottigliezze del vocabolario.

A quel punto avrei voluto fare domande io. Non avevo mai sentito le parole subbuglio e marasma. Ma soprattutto non avevo mai sentito usare passione in quel modo. La passione è quella di nostro Signore, che si è arrampicato sulla montagna per essere torturato e ucciso, questo sapevo io, si è dovuto conquistare metro per metro il suo dolore. Era questa la passione che conoscevo. Subbuglio, marasma, passione… “Le cose che succedono vicino a una persona che si ama”, ha detto quella ragazza ricca.

“L’amore è sempre, direbbe Lacan, l’amore per il nome”, annota Recalcati.