AKRAGAS, AI BORDI DEL TEATRO MILLE ANNI DI STORIA di Luigi M. Caliò

La campagna di scavi e ricerche al teatro di Agrigento, iniziata il 23 maggio 2022, è durata un mese e mezzo e ha coinvolto principalmente studenti dell’Ateneo di Catania e del Politecnico di Bari. Sono intervenuti in almeno 100, tra iscritti alla laurea tirannale, magistrale, scuola di specializzazione e dottorato, oltre che studenti provenienti da altre università italiane e straniere.

Gli obiettivi hanno portato a potenziare le conoscenze sulle fasi arcaiche dell’area del teatro, che si trovano nei livelli immediatamente ad ovest dell’edificio, nonché sulle fasi tardoantiche che invece erano già ben documentate dalle scorse ricerche nell’area superiore del complesso.

Questi dati hanno arricchito il quadro documentario sulle fasi storico-architettoniche dell’area centrale della città antica permettendo di formulare ulteriori precisazioni.

Innanzitutto, a partire dalle ricerche avviate nel 2012 (si festeggia quindi il decennale delle attività dell’équipe) fra i risultati più importanti c’è stata la definizione di una grande piazza pubblica rettangolare di 170 x 300 m che si identifica con l’agorà della città. Su questo grande spiazzo si affacciano una serie di edifici amministrativi come il bouleuterion e l’ekklesiasterion, strutture per le riunioni cittadine e relative all’amministrazione della polis. Nella parte meridionale della piazza, per colmare il salto di quota tra l’agorà e l’asse stradale est-ovest furono realizzati una serie di terrazzamenti che permisero di raggiungere i livelli più alti della piazza. Questi terrazzamenti possono essere datati, come confermano i dati di scavi, dopo la battaglia di Himera del 480 a.C., quando Agrigento e Siracusa sconfissero i Cartaginesi e un gran numero di prigionieri punici furono occupati in lavori edili nell’antica Akragas. I risultati preliminari delle indagini di quest’anno sono relativi alla definizione della fase precedente al 480, grazie al rinvenimento di strutture per la gestione delle acque, probabilmente riconducibili a una fontana pubblica, su cui in un secondo momento si attestano poderose murature di terrazzamento. La fontana è riconoscibile anche grazie alla presenza dei blocchi concepiti per accogliere contenitori per il trasporto dell’acqua, visibilmente solcati dallo stillicidio di zampilli da bocchette di adduzione presenti sulle pareti verticali del monumento. Questo tipo di fontana è noto dalle fonti iconografiche vascolari fra la fine del VI e il V secolo a.C.

Alla metà del V secolo a.C., infine tutta l’area subisce pesanti trasformazioni le cui dinamiche sono ancora poco note; l’ipotesi più probabile al momento sembra possa essere in continuità con la presenza di acqua, attraverso la realizzazione di una grande cisterna. Alla fine del secolo l’area viene abbandonata con gli ambienti riempiti da grandi accumuli di terra.

Il teatro è stato realizzato verso la fine del IV secolo, più probabilmente, all’inizio del III secolo a.C. In questa campagna si è intervenuti anche nella parte più alta del complesso teatrale, dove già gli anni scorsi si era identificata una struttura che potenzialmente poteva essere ricondotta ad una chiesa. Si è definito quindi che si tratti di un edificio a pianta quadrangolare con un nartece e due absidi laterali. La chiesa, che su base stratigrafica sembra datarsi nella seconda metà del VI secolo, ha restituito lacerti di un mosaico policromo e una serie di arredi in vetro, lucerne, brocchette e soprattutto frammenti di lampade da soffitto. La comprensione dell’edificio di culto aiuta a definire maggiormente i profili di un contesto di epoca cristiana che occupa in parte l’area del teatro. A questo orizzonte apparterrebbe anche la grande aula pavimentata con lastre in calcare bianco rinvenuta nella parte bassa del teatro.

L’area del teatro di Agrigento rimane una palestra importante per lo studio della città e la definizione delle sue fasi di sviluppo gettando nuova luce sulla storia urbana di Akragas/Agrigentum. Rappresenta un’occasione preziosa di studio anche per i numerosi studenti che si accingono ad imparare non solo le tecniche dello scavo archeologico, ma anche il senso e la funzione della pratica dello scavo, utile alla definizione della storia urbana di una comunità antica così stratificata come quella agrigentina. 

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