LORENZO REINA PASTORE DI ANIME BELLE di Giovanni Taglialavoro
Lorenzo Reina aveva 65 anni. Una morte improvvisa. E’ stato trovato senza vita sabato mattina dal figlio Libero nella casa di campagna vicina al suo teatro.
Lorenzo, lo conoscevo bene. Un uomo straordinario, con una storia straordinaria che è stata raccontata tante volte e sempre con stupore. Da pastore a scultore e ritorno.
Nei tempi dilatati delle notti del pascolo il ragazzino modellava legni e pietre con grande abilità e alternava il suo sguardo tra il cielo trapuntato di stelle e i sentieri della transumanza alla ricerca del ciotolo giusto e dell’ispirazione feconda.
Si accorse della sua abilità un intellettuale di Santo Stefano Quisquina che volle organizzare una mostra dei suoi lavori. Poi i mesi della naia e l’incontro a Napoli con scultori professionali e la decisione di abbandonare le pecore per la scultura.
Lo conobbi in questa fase della sua vita a Teleacras nei giorni in cui l’atrio del palazzo della Provincia di Agrigento ospitava una sua mostra. Siamo a metà degli anni ottanta. Intervistato da Luigi Galluzzo ci sorprese coi suoi sentimenti genuini, innocenti, sinceri, disarmanti. Poi lo persi di vista. Intanto mi ero trasferito a Roma e lì leggo la sua nuova storia: suo padre lo voleva a governare il gregge e aveva vissuto con un senso di tradimento il percorso artistico di Lorenzo. Ma riuscì, sul letto di morte, a farsi promettere che sarebbe ritornato a fare il pastore. Lorenzo mantenne la promessa, ma cominciò a disseminare nei terreni paterni le sue gigantesche sculture fino a quando, seguendo le indicazioni delle sue pecore, individuò una spianata dove avrebbe costruito il teatro.
Pietra su pietra creò l’Andromeda con i 99 posti a sedere distribuiti secondo il disegno della costellazione. Un’opera che non ha mai smesso di ritoccare e di ridefinire, anno dopo anno. Un luogo dello spirito. Uno dei teatri più belli del mondo, meta di tanti visitatori in cerca di ispirazione, di pace, di senso. Negli ultimi 20 anni ogni mio ritorno estivo in Sicilia ha avuto come tappa obbligata alcuni giorni a Rocca Reina, la campagna di Lorenzo dove pernottavo e dove organizzavo, nominato da lui direttore artistico del teatro, alcuni eventi e un premio ‘Ai talenti umbratili’ a quelle figure cioè piene di talento che però rifuggono dalla ribalta. Abbiamo messo in scena spettacoli tra i quali un’opera su Danilo Dolci, la storia della canzone napoletana e del ‘bel canto’ con Antonio Lubrano, un concerto dei fratelli Mancuso, di Alfio Antico, di Francesco Buzzurrro, Gianfranco Jannuzzo, Mario Incudine e poi lo stupore nel vedere che Marco Mengoni voleva organizzare proprio all’Andromeda l’unica sua tappa siciliana del tour estivo. E poi la biennale di Venezia che mette in mostra il teatro e poi… decine di migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo. Lorenzo ha messo al mondo con sua moglie Angela due meravigliosi figli, Libero e Christian, che hanno ereditato sensibilità artistiche, e, per fortuna, anche guadagnato capacità organizzative che non eccellevano in Lorenzo. Questo ci dà la sicurezza che il patrimonio di Rocca Reina, il teatro e gli altri monumenti, continueranno a ricordarci come il nostro futuro non può trovare alimento che dalle radici.
Direi che questo è uno degli insegnamenti lasciatoci da Lorenzo: stare nel moderno o nel postmoderno con la dignità di un passato che non chiede né nascondimenti e né cristallizzazioni, ma sviluppi e inveramenti.
