DUE, TRE COSE SULL'ELEZIONE DI MICHELE SODANO di Giovanni Taglialavoro

__alt__Non è vero che Michele Sodano ha vinto perché il centro destra si è diviso. Anche 5 anni fa era diviso e ha vinto contro un sindaco uscente ricandidato e arrivato al ballottaggio. Non è vero che le vicende giudiziarie abbiano spianato la strada al nuovo sindaco. Intanto perché quella relativa a Gallo è arrivata dopo il primo turno, quando cioè la vittoria di Sodano ormai era nelle cose, e poi perché non credo fosse necessario il sigillo della magistratura per far conoscere agli elettori agrigentini il profilo etico-politico dei loro rappresentanti parlamentari. Divisioni e vicende giudiziarie avranno influito, ma non determinato il successo di Sodano. Che ha altre radici. Per molti anni a dettare le scelte politiche di Agrigento è stato il blocco edile costituito da imprese, professionisti e proprietari di aree edificabili o da renderle tali. La parola d'ordine è stata 'costruire dovunque e comunque'. Il risultato, una città frantumata, brutta e con servizi primari inaccettabili. Il ceto politico veniva selezionato sui gradi di spregiudicatezza da giocare sul controllo degli appalti, sulla distribuzione delle briciole ai ‘clienti’ e sul controllo capillare delle poche occasioni di occupazione locale. Chi orbitava attorno alle loro segreterie poteva aspirare ad un incarico, ad una licenza, ad un impiego, ad un appalto. Fuori e contro ogni principio di merito che non fosse la vicinanza al capo-tribù.

Sui profili culturali e valoriali dei singoli esponenti politici è difficile formulare un giudizio: pochi confronti pubblici, nessuna battaglie delle idee, ma decreti di finanziamenti per singole opere pubbliche avulse da visioni unitarie e rimasticature di vetusti progetti inutili e improbabili come l’aeroporto. Questo sistema comincia ad entrare in crisi con la prima sindacatura di Marco Zambuto e con la vittoria di Lillo Firetto. Due figure interne all’area di centro che guardava a destra ma che avvertivano il bisogno e la necessità di prendere le distanze dal modo disinvolto e improduttivo di gestione della città. Con loro comincia ad emergere un altro blocco che possiamo definire della 'bellezza e dell'accoglienza' costituito dalle centinaia di piccole imprese, di B&B, di ristoranti e pubblici esercizi e da associazioni culturali impegnate a comunicare, produrre e tutelare bellezza. Con la magnificenza del Parco Archeologico e paesaggistico come la madre di ogni nostra risorsa. Questo blocco ha bisogno di un nuovo ceto politico che assicuri partecipazione, efficienza, trasparenza, competenza, lungimiranza, bellezza e qualità del vivere per i cittadini e per gli ospiti. I loro diffusi interessi formano la base materiale di una possibile alternativa politica. Lo aveva intuito Salvatore Moncada che crea l’associazione ‘Agireinsieme’ mobilitando competenze professionali e passioni civiche con cui consegna un bellissimo studio sul turismo e un evento sul sagrato del monastero di Santo Spirito ‘Agrigento 2020’. Lo sbocco politico locale di quel movimento fu la sindacatura di Lillo Firetto che formò una giunta di altissimo livello. Il limite dell’esperienza Firetto, che sarà pagato con la non rielezione, fu, forse, l’illusione di poter cambiare attraverso un gradualismo ‘illuminato’ senza passione e senza partecipazione. Ma intanto le sue intuizioni, soprattutto la candidatura di Agrigento a capitale italiana della cultura, arrivano sulle spalle fragili del nuovo sindaco con i risultati complessivi tristemente noti: il commisariamento di fatto da parte della Regione e un cartellone di eventi slegati tra loro e opachi nella gestione amministrativa, per lo più inutili alla crescita sociale e culturale della città. Sul piano economico ad essere colpiti sono stati proprio i nuovi soggetti del blocco dell’accoglienza: presenze turistiche diminuite e immagine della città ridicolizzata. Michele Sodano arriva in questo contesto. La sua personalità, affabile, rassicurante, il suo progetto radicale ma inclusivo, il collegamento con l’area progressista e soprattutto con Controcorrente che naviga col vento in poppa, e la pochezza dei suoi competitori, lo spingono subito verso la vittoria. Perché accompagna e favorisce un fatto del tutto inedito per Agrigento di enorme valore. Insieme a lui giovani professionisti rifiutano la terribile alternativa che si prospetta per loro: migrare al nord o mettersi in fila ad aspettare una cooptazione clientelare da parte dei politici dominanti. La novità è che vogliono restare o tornare ad Agrigento e si organizzano in modo autonomo per cambiare l'offerta politico-istituzionale. Si candidano, senza il padrinaggio, a gestire la cosa pubblica con la loro cultura, le loro competenze, la loro passione. Non era mai successo negli ultimi 33 anni. Scrivevo il 21 aprile “Se il loro entusiasmo raggiungerà gli strati popolari avremo per la prima volta un sindaco senza padrini.”