SOGNATORI CHE NON RISPETTANO LE REGOLE di Rosario Zammuto

Gente che ama la Terra

I miei nonni, anche se in modo diverso, amavano la Terra. “U zi Saru” oggi si farebbe un meravigliato ed incredulo “segno della croce” se sapesse che la farina dei “grani antichi”, che lui commerciava con il suo “Leoncino” e di cui mi sembra di sentire ancora il profumo e il rumore mentre veniva scaricato nel “magazzino” sotto casa, potrebbe essere presto sostituita da quella fatta con i vermi e le cavallette! Lui che amava la terra che lavorava con il sudore delle sue braccia, aiutato solo da una zappa che usava dopo aver lubrificato le mani con due “sputacchiate” ben piazzate e via! “U zi Turiddu”, invece, preferiva bere il “frutto della terra” e usare tutta la sua allegria per coccolarci con quelle “chiacchiere” e storie che oggi ci mancano tanto. Ogni tanto penso al rispetto per gli anziani di una volta e ai giovani di oggi che, troppo spesso, si rifugiano nel “calore” di una batteria di uno smartphone che illumina di apatia i loro occhi (ma questa è un’altra storia).

I tempi cambiano e adesso la gente si ribella alla pericolosa distanza che ci separa da quella “zappa” e da quella “allegria”; anche i più liberali e moderni sentono che forse stiamo oltrepassando il limite! Così le proteste degli agricoltori in Francia, Germania, Olanda, Spagna, Olanda, Lituania e, per ultimo, finalmente anche in Italia meritano attenzione per i risvolti politici e normativi ma anche per le conseguenze “sociali” (sulla Salute in primis) e ambientali che riguardano tutta l’Europa e direttamente anche tutti noi.
Il mondo è sempre più interconnesso e il Green Deal europeo, di cui le proteste degli agricoltori sono l’effetto “indesiderato”, riguarda tutti. Nella protesta emerge evidente la frattura fra mondo rurale e aree urbanizzate del Paese, che diventa una spaccatura tra “centro” e “periferia”, tra “multinazionali” e “piccoli agricoltori”, tra paesi e città, tra agricoltura di massa e agricoltura biologica “locale”, tra usare la “zappa per la terra” e non “darsi la zappa sui piedi”. Gli agricoltori "si sentono svalutati culturalmente, ignorati politicamente e penalizzati economicamente" e spesso vengono additati in maniera strumentale dalle Multinazionali o dai loro portatori di interesse (vedi, per esempio, le grandi corporazioni agricole) come un problema e non come perno della soluzione ambientale e della produzione di cibo sano, disponibile e di qualità.
Sono temi vasti e, per certi versi, complessi su cui però il nostro territorio può dire la sua in riferimento al cibo biologico “non industrializzato” e veramente “locale”. Interessa Aragona, il mio paese natale ma anche tutto il Distretto Rurale di Qualità dei Sicani, e ancora tutta la Costa del Mito che comprende Agrigento, che gli Agricoltori siano liberati dai tanti “lacci e lacciuoli” economici, normativi, politici e, non ultimo, “culturali” che ne limitano le potenzialità e persino la stessa esistenza. Quello che ancora oggi “resiste”, la piccola azienda agrituristica, il piccolo produttore, rischia seriamente l’estinzione. Pensare che il potenziale “turistico” della nostra offerta “contadina” oggi è immenso. Negli ultimi anni le aziende agrituristiche nel territorio di Aragona e di Agrigento sono aumentate notevolmente ma siamo ancora solo all’inizio in termini “culturali”. Dobbiamo capire fino in fondo che l’offerta agrituristica del nostro territorio fa presa sia sul target cosiddetto “familiare medio” sia sull’ospitalità rurale con “target economico” più elevato: vogliamo che sopravvivano entrambe perché speriamo che il cibo buono e sano non diventi solo “roba da ricchi” turisti e sia accessibile a tutti (soprattutto ai non turisti)!
L’agricoltura, lo sport, la viabilità, la cultura corretta, i collegamenti aeroportuali sono tutti temi funzionali a un’accoglienza di alto livello e non frammentata/improvvisata. Accoglienza che richiederebbe una “strategia unica” che lasci spazio alle iniziative private e che, nello stesso tempo, ne coordini le finalità: fare apprezzare il “prodotto” Sicilia specifico del territorio di Agrigento e di Aragona che nulla ha da invidiare all’offerta dei tanti “borghi” che ci sono nella Capitale della Cultura italiana 2025. Per questo la lotta degli Agricoltori per un Europa più giusta è anche la nostra battaglia perché “abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, di gente che ama gli alberi e riconosce il vento” (Franco Arminio).
La protesta degli Agricoltori in Italia non ha ancora assunto quel clamore e quell’entusiasmo (manca, a parere di chi scrive, la presenza dei «Giovani» e della loro energia) che ha avuto la vittoria di Sinner agli Australian Open (a proposito di giovani, doveroso il richiamo a un evento “planetario” con ascolti record) anche se i toni si fanno sempre più accesi e polemici. Di sicuro le tante «sfilate» di trattori (per adesso il messaggio che ci arriva dai media nazionali sembra per la verità quello di una “esibizione di carnevale”) che vediamo ci fanno però riflettere sulla “complessità” dei temi della sostenibilità da sempre sostenuta da chi scrive. Ogni semplificazione non renderebbe giustizia del fenomeno che l’Europa e il Mondo intero si trovano ad affrontare. Come conciliare, ad esempio, la corsa all’energia alternativa, tra cui quella ai pannelli solari, con l’esigenza di dedicare alla coltura di grani antichi e biologici grandi distese di terreno o, molto più semplicemente, non ridurre la Biodiversità del territorio nazionale. Giovanni Storti, l’attore comico di “Aldo Giovanni e Giacomo”, ha denunciato come ingiusto l’emendamento in commissione Agricoltura che “permette di tagliare gli alberi, nei boschi, nei parchi, nei giardini, senza alcuna autorizzazione. Facciamo – ha detto Storti – il contrario di quello che vuole fare l’Unione europea”. Ci sono anche altri episodi che non sembrano guidati da un’unica strategia come, invece, dovrebbe essere. Ad Agrigento il Comune, nel piano centro della città e con vista sulla Valle dei Templi, ha raso al suolo gli Alberi, alcuni centenari, e la vegetazione di una Villa Comunale storica con la scusa di dovere fare una Scuola. La Biblioteca Lucchesiana di Agrigento, tramite una lettera di Don Angelo Chillura, ha mandato un appello al Presidente Mattarella affinché non si faccia il rigassificatore a Porto Empedocle, città natale di Andrea Camilleri, incastonata nella Costa del Mito che comprende anche la spiaggia della Scala dei Turchi.
Tornando alle proteste degli Agricoltori, alcuni analisti hanno evidenziato i conflitti d’interessi delle grandi confederazioni agricole (Coldiretti in Italia) che hanno legami stretti con l’industria di trasformazione e il commercio al dettaglio; le bandiere di Coldiretti vengono bruciate da chi sostiene che le grandi confederazioni agricole sono in simbiosi con le Big AG (il cartello delle grandi industrie agricole) e questo spiegherebbe, sempre secondo questi analisti, il sostegno ai nuovi OGM e il boicottaggio del regolamento SUR (che indica obiettivi di riduzione dei pesticidi entro il 2030), per aumentare i profitti dei monopolisti globali di pesticidi e sementi. Il fatto è che, anche solo su quest’ultimo punto, le opinioni sono diverse e le conclusioni contrastanti: la PAC (Politica Agricola Comune) europea impone il fermo agricolo per la semina di grano per tutto il 2024 di larghi territori della Pianura Padana e della Puglia al fine di ridurre l’utilizzo di pesticidi. L’obiettivo è giusto ma la gestione dei tempi di realizzazione rischia di mettere in ginocchio l’intera agricoltura italiana. La transizione comporterà inevitabilmente dei costi ma le discussioni devono fare in modo che questi costi siano equilibrati e temporanei perché in gioco c’è anche la dignità del lavoro di tante aziende agricole (che resta un obiettivo ESG). Queste ultime si trovano a buttare al macero la propria produzione agricola perché non possono concorrere con i prodotti di importazione tunisini a cui l’Italia ha concesso l’azzeramento dei dazi. Un altro tema importante per il nostro Paese è la crescita della richiesta di cibo biologico. I prodotti biologici costano di più rispetto al non biologico ed è evidente che anche questo settore sta diventando un business da regolamentare; anche in questo campo gli interessi in conflitto sono tanti ma in «conflitto» soprattutto con la farina di «insetti».
Se non mettiamo alla base della discussione la dignità del Lavoro non riusciremo a ottenere un risultato che possa definirsi pienamente “umano” e unanime. Per questo mi piace chiudere queste righe con alcune riflessioni del poeta e scrittore Franco Arminio che, con parole semplici e dirette, nella Cura dello Sguardo, tra le altre cose, ci ricorda le seguenti cose:

Il nostro modo di procurarci il cibo ha tratti largamente disumani: bisogna cambiare abitudini immediatamente e discutere con chi non lo vuole fare. Mangiare tanta carne e produrre armi non si può dire che siano alte conquiste di civiltà. Se vogliamo stare insieme nella casa del mondo non possiamo dare per scontato che un manager debba guadagnare cinquecento volte più di un operaio. Se vogliamo mettere al centro del nuovo mondo la salute delle persone, allora dobbiamo fare una seria battaglia contro l’inquinamento della terra, dell’aria e dell’acqua, contro la concentrazione urbana e il deserto rurale. Ma questa attenzione alla scena planetaria deve accompagnarsi al modo di percepire e di percepirsi. Un essere umano deve essere uno spazio senza confini, capace di confidenza con una farfalla e un buco nero. Se non costruiamo nei prossimi decenni un mondo di persone che amano leggere, che amano ascoltare, che sanno amare le differenze tra i luoghi e tra le creature, vuol dire che siamo già caduti in una sorta di fascismo planetario in cui non avremo un duce ma miliardi di individui in camicia nera, pronti per dare la caccia agli svagati, ai sognatori che non rispettano le regole.
(Franco Arminio, La Cura dello Sguardo)

La “Casa del Mondo” è già impazzita come mostra la foto di Peppe Cumbo, che ad Aragona coltiva grani antichi e ama la Terra: la foto in pagina mostra un Mandorlo in Fiore dove le foglie e le mandorle dell’anno passato non sono ancora cadute perché “non sentono” più le “stagioni” e, nonostante questo, il fiore del mandorlo cerca disperatamente di produrre un nuovo frutto. Possiamo ancora festeggiare, anche se in anticipo, la «Festa del Mandorlo in Fiore» e lasciare al resto del mondo quella dei “vermi al vapore”.